giovedì 24 settembre 2015

Progetto FANTASMAGORIA



Notte, luci in mezzo ai campi come fuochi. Dal finestrino, anche zolle di terra, a perdita d'occhio, zolle e zolle ma sempre troppo buio per vedere l'orizzonte, forse manco c'e'.  Di colpo il treno rallenta, cigola, e' fermo; resti seduto. Poi ti decidi e attraversi il corridoio e scendi. Ci sono due travi, laggiu' in testa al treno, che sbarrano il passaggio. E' un binario morto. In quel momento, la foschia che si alza. Guardi intorno. Fa freddo. Fine.

La metafora e' scontata, ma il binario morto c'e' davvero, il buio pure, e se esiste l'aldila' oppure no puoi fingere di non pensarci, ma ci pensi eccome.
Chiedilo a quelli che ci vivono (o ci muoiono), ai fantasmi.

Sedute spiritiche, tavole ouja, una chiave legata al segnalibro di una Bibbia, muovere l'acqua dentro a un secchio e fotografarla, tanti modi, tantissimi; leggere un testo e salvare la registrazione in audiocassetta, canali radio a bassa frequenza, il rumore bianco.
Ma anche i morti provano a mettersi in contatto con noi, cose che si sanno; i fantasmi si fanno vivi: appaiono, lasciano impronte, ci attendono per secoli in una soffitta, si sporgono da una finestrella, dal merlo di una torre, fanno sparire determinati oggetti per suggerirci, farci capire, sfotterci; oppure vogliono trarci in inganno, ghermire, trascinarci negli stessi luoghi oscuri frequentati da loro?
Vedila come vuoi. I morti provano nostalgia (persino, telefonano: centinaia di casi documentati).
Sebbene, bisogna dire, gli spiriti evocati non sempre rispondano alle chiamate, e non sempre alle stesse domande rispondono le stesse cose.
Alcuni spiriti motivano il fenomeno dicendo che evocare uno spirito e' come fare una telefonata componendo un numero a caso: qualcuno forse risponde, ma tu non sai chi.
Puo' essere uno spirito elevato, oppure no. E se uno si guarda attorno e considera la media “spirituale” delle persone umane che lo circondano e' molto piu' facile che l'interlocutore fantasmico sia una persona ordinaria, se non meschina, se non cattiva. E quello che ti dice, o che fa, ne e' una diretta conseguenza, fai attenzione.

Aspetta, domanda capitale: ma il modo in cui mi comporto nella vita terrena influenza la qualita' della mia prossima vita non terrena?

Gli spiriti evocati dai cosidetti tavolini danzanti dicevano di si'; parlavano di anime a vari livelli di innalzamento; anime basse e anime alte; parlavano di spiriti guida, angeli custodi, come se nel mondo “al di la'” ci fosse una graduatoria meritocratica che si inseriva in una logica superiore di molte vite, di reincarnazioni successive. Qualcosa di piu' simile al Buddismo che al Cristianesimo. Questo e' quello che dicevano. (E a quanto pare continuano a ripeterlo ancora oggi, nei vari circoli medianici).
E l'aldila'? E' un insieme di mondi compenetranti, vari strati sovrapposti, immagina che l'Universo sia una scatola cinese; e loro – chiamiamoli per comodita' “morti” (anche se si autodefiniscono vivissimi) - sono sempre qui, qui e la' al contempo, in una dimensione distante solo un soffio da noi, - un soffio gelido, ma di puro batticuore; i morti ti galleggiano accanto, dicono loro, e sono abbacinati da una lattiginosa e calda luce bianca; ma altri spiriti raccontano di diavoli col forcone, di deserti bui, solitari, altri si presentano come anime dannate che infestano le case, tra patimenti e catene e armadi: gli invisibili, nel raccontarsi, sono sempre stati soverchianti, inconcludenti, logorroici; chilometri di frasi, discorsi, estasi, preghiere, consigli, tonnellate di malinconie; per poi tacere all'improvviso, cosi', sul piu' bello, quando una parola definitiva avrebbe potuto rompere per sempre il dubbio, chesso': Dio esiste? Qual e' il senso della vita? e loro niente, non parlano, nemmeno borbottano. Qualcuno ci fa una pernacchia, c'e' da giurarci. Perche' perdersi in dettagli?, forse dicono, che scemi che siete (...)



(Appunti per uno spettacolo sui fantasmi)